Una riconciliazione con la città impossibile, o quasi, ma la voglia di credere nelle nuove generazioni e nella scuola che sono l’unico argine alle mafie. Sabato 22 settembre, Paolo Siani è venuto a Torre Annunziata dopo 33 anni dall’omicidio di Giancarlo, suo fratello e cronista de Il Mattino, ucciso dalla camorra per le sue inchieste su clan e politica. L’ha fatto varcando il portone del liceo Pitagora-Croce solo per conoscere quella scuola che da anni lavora nel nome di suo fratello ed incontrare quegli studenti che a Giancarlo Siani hanno dedicato una tendostruttura nella quale si allenano, un premio letterario e leggono gli articoli che oltre tre decenni fa il giovane giornalista scriveva, raccontando la città.

Ma il distacco di Paolo Siani dal territorio torrese, che ha segnato profondamente la vita della sua famiglia, è immediato, netto. «Oggi mi riconcilio solo con questa scuola, i suoi studenti, il preside, che ha tenuto viva la memoria di mio fratello». Ha detto l’attuale senatore Pd, rispondendo proprio al dirigente Benito Capossela che gli aveva chiesto se quella sua visita aprisse finalmente la tanto sperata riconciliazione con la città. «Ognuno di voi – ha continuato Siani, rivolgendosi agli studenti – nel quotidiano, studiando, facendo il proprio dovere, è un piccolo Giancarlo. Lui non era un eroe, la camorra non l’ha sconfitto. Voi ragazzi, che leggete i suoi articoli a 33 anni dalla morte, siete i testimoni della sua rivincita».

Una rivincita che non avvicina Paolo Siani a Torre Annunziata, anzi. «Già il nome mi suscita dolore. Non c’è giorno in cui non pensi a Giancarlo. Del resto, come posso perdonare questa città dove i carabinieri hanno appena eseguito 21 arresti?». Un territorio che sembra immobile e, per certi aspetti, in alcuni quartieri, è rimasto fermo a 33 anni fa. Sono gli studenti, le nuove generazioni che possono fare la differenza. Come ha sottolineato anche Antonio Irlando, fraterno amico di Giancarlo. «Il liceo da anni è impegnato su questo tema. Ho invitato i ragazzi a fare sempre meglio, come hanno dimostrato nel libro “Siano Siani”, dove toccano anche il tema dell’ambiente violato». Un libro ed un concorso letterario, come ha specificato il preside Benito Capossela, giunto alla sua seconda edizione. «Quest’anno siamo partiti da uno scritto di Giancarlo del 1983, dove raccontava la storia di una grande opera incompiuta: il palazzetto dello sport fuori l’istituto Cesaro la cui prima pietra è del 1973. Il sogno è di vederla realizzata entro i prossimi 5 anni».

Ma i protagonisti sono solo loro, i ragazzi, quelli per cui Paolo Siani ha superato le sue perplessità ed è venuto in città dopo 33 anni. Sono giovani come Alessia Chervino e Liliana Capasso che hanno contribuito ad organizzare e presentare l’evento, sono Gennaro Rascato, Alessio Di Salvatore ed Andrea D’Ambrosio che hanno messo in scena una piccola rappresentazione teatrale, o come Giuseppe Secondulfo che insieme ai colleghi di scuola ha filmato e montato il video trasmesso nell’aula magna del liceo sabato mattina. Tante immagini in quasi 15 minuti, dove i giovani hanno ripercorso quasi un decennio di lavoro nel nome di Giancarlo: l’inaugurazione del palazzetto, gli articoli scritti prendendo spunto da quelli del cronista napoletano, il giro in città della Mehari verde. «Capisco Paolo Siani – ha detto proprio Giuseppe – tornare qui, in quella città che ha voltato la faccia a Giancarlo, è difficile. Ma ci siamo noi ragazzi che meritiamo la sua presenza. Torre, però, sta migliorando».

 

Articolo pubblicato su Il Mattino il 25 settembre 2018

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