Nonostante l’incessante lavoro delle forze dell’ordine e delle associazioni, la società civile continua a snobbare la lotta al racket, facendo vincere la paura. Un flop o quasi la chiamata a raccolta dei commercianti voluta dall’associazione Libera «Pastore e Staiano». Pochi i piccoli imprenditori torresi che hanno risposto all’appello di don Ciro Cozzolino, referente locale di Libera, che nei giorni scorsi ha distribuito personalmente una lettera nella quale ha invitato la categoria a riunirsi, a vedersi e confrontarsi soprattutto dopo le diverse bombe carta alle attività commerciali che hanno alzato nuovamente l’attenzione sul fenomeno racket ed intimidazione. Non deve ingannare la foto di una sala piena: forze dell’ordine e uomini dell’amministrazione oplontina, tra cui lo stesso sindaco Vincenzo Ascione, hanno riempito quasi tutte le sedie della piccola stanza adiacente la chiesa della Trinità che altrimenti sarebbero rimaste vuote.
Nei giorni scorsi don Ciro, parroco assurto alle cronache per la sua battaglia di giustizia e verità dopo il crollo della palazzina dove il 7 luglio dello scorso anno morirono 8 persone, ha stilato una missiva indirizzata ai commercianti cittadini. Nella lettera il sacerdote ha invitato all’incontro e al dialogo, affinché, come ha scritto, «diventi realtà il progetto di un affrancamento reale dalla pressione della malavita. È intollerabile quello che sta accadendo in città. Il crimine tenta di far valere la legge della violenza e della prevaricazione e l’aggressione al settore del commercio locale non ci fa guardare con fiducia al nostro futuro».
Ma anche l’auspicio del prete, sempre nella lettera, «di guardare al modello Ercolano soprattutto per i nostri figli», non è servito a catalizzare un grande numero di persone a questa prima riunione. «Il gigante Golia, che è la nostra città, ci fa paura, ma noi dobbiamo essere consapevoli che le potenzialità per riemergere ci sono». Ha detto don Ciro all’apertura dell’assemblea, dove si è presentato mostrando una fionda. «Voi – ha continuato il referente di Libera – siete i sassolini che servono per abbattere il gigante, così come fece Davide nel racconto biblico. Le sfide sono enormi, possono farci paura, ma non possiamo pensare ed agire da soli».
Il problema numero resta, sebbene il sacerdote ha provato a dare una connotazione positiva. «È una prima risposta da parte dei commercianti, in tanti mi hanno chiamato – ha spiegato don Ciro Cozzolino – Quando, in questi giorni, ho consegnato la lettera ho visto nei loro occhi il desiderio di riscatto e cambiamento».
Al suo fianco due donne, Lucia Marchese e Beatrice Pastore, due vedove della furia criminale che oltre un ventennio fa ha portato via i due mariti Andrea e Raffaele. Se Lucia ha invitato ad avere coraggio, «io non mi sono fermata, ho riaperto dopo un mese dall’omicidio di mio marito», ha detto, di tutt’altro avviso l’intervento di Beatrice che non ha nascosto l’amarezza. «Stare qui ancora a parlare di non denunciare i criminali che chiedono il pizzo è davvero preoccupante. Raffaele all’epoca denunciò ma rimase solo. La città avrebbe dovuto ribellarsi, ma non è accaduto. E, cosa ancor più grave – ha concluso Pastore – non succede nemmeno oggi».
Articolo pubblicato su Il Mattino il 20 novembre 2018