Si terrà questa mattina l’udienza al tribunale civile di Torre Annunziata sul maxi debito del comune oplontino di circa 4 milioni di euro totali – di cui 3,3 milioni di euro di debiti più interessi – nei confronti della ex società Multiservizi spa, oggi in liquidazione, che fino ad inizio 2014 si è occupata di raccolta rifiuti, igiene urbana, verde pubblico e parcheggi. Il legale del comune, l’avvocato Rino Santoro, ha avuto mandato per chiedere al giudice Raffaella Cappiello, che sta seguendo la vicenda, il rinvio della seduta per definire gli ultimi dettagli sull’accordo di transazione di 1,8 milioni di euro a favore dell’azienda, proposto dallo stesso magistrato. L’orientamento dell’amministrazione, che ad ottobre 2016 ha già riconosciuto 1,2 milioni di euro, è quello di non giungere a sentenza.
LA STANGATA
Il caso del maxi debito è divenuto pubblico perché strettamente legato con il recente aumento della Tari, la tassa sui rifiuti, inviata a fine novembre ai contribuenti e che ha acceso gli animi in città e spinto in molti a chiedere spiegazioni. Tra questi l’ex dirigente Pd Claudio Bergamasco che ha lanciato online una petizione al sindaco Vincenzo Ascione, raccogliendo un centinaio di firme, dove ha posto diverse domande, di cui la prima su tutte: «In ragione di cosa il costo di gestione del servizio rifiuti è aumentato così cospicuamente?» Raccogliendo e manifestando anche l’insoddisfazione che da mesi si registra sulla qualità della raccolta dei rifiuti e della pulizia della città. Stando alla ricostruzione della vicenda, l’intero ammontare della cifra di 4 milioni di euro sarebbe da ricercare in adeguamenti contrattuali non riconosciuti per circa 3 milioni di euro oltre all’altro milione di spese differenti, come le diverse centinaia di migliaia di euro per fronteggiare l’emergenza rifiuti tra il 2010 e il 2012. Per l’ex amministratore dell’epoca Antonio Gagliardi, più volte assessore e presidente del consiglio fino al 2015, «il debito attuale andrebbe da ricercare nel non aumento eccessivo della tassa rifiuti in quegli anni. In buona sostanza, è stato come un calmiere che ha permesso di non penalizzare oltremodo i cittadini che già vivevano la grave emergenza».
LO SCONTRO
A puntare il dito contro la vecchia amministrazione è l’altro ex volto noto della politica locale, Vincenzo Sica, che non ha dubbi sulle colpe: «Me la prendo con i sindaco dell’epoca Giosuè Starita perché è sempre stato sordo su questa vicenda. Sei anni fa presentammo anche un esposto alla Corte dei Conti, sottolineando di-verse anomalie e gravi omissioni. Una situazione che si sarebbe dovuta affrontare nel 2014 ma Starita ha sempre minimizzato, salvo poi riconoscerla in parte nell’ottobre 2016». Ma a rigettare le accuse al mittente è proprio l’ex primo cittadino Giosuè Starita che indica l’inizio del problema in un contratto del 2007, sottoscritto dal commissario prefettizio prima della sua elezione. «Tra i punti vi era quello su cui si è dibattuto per diverso tempo, ovvero l’adeguamento del contratto. Il ragioniere capo Nunzio Ariano ha sempre ritenuto che erano soldi che non andavano pagati per la cifra che sosteneva la società ma solo per 240 mila euro come abbiamo inizialmente fatto. Ma dopo un tavolo tecnico di oltre due anni, Ariano ha maturato l’idea che le nostre ragioni forse non avrebbe avuto la meglio in una causa». Quindi a fine 2016 il primo, parziale, riconoscimento del debito e oggi una nuova tegola che si abbatte sull’attuale amministrazione guidata da Vincenzo Ascione. «Chiuderemo con un accordo – ha detto il sindaco – è una sentenza sarebbe incresciosa per entrambi».
Articolo pubblicato su Il Mattino il 11 dicembre 2018