Un riconoscimento giusto, come si dovrebbe a tutte le forze dell’ordine che hanno iniziato a cambiare il volto della città. Un omaggio dovuto, l’intitolazione della palestra comunale a Marco Pittoni, benché in ritardo di 10 anni.

Ma quella sedia vuota è una ferita non ancora sanata o forse mai lo sarà. L’avrebbe dovuta occupare il sindaco di Pagani, assente alla cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria all”arma dei carabinieri da parte del comune di Torre Annunziata. Un vuoto come quello incolmabile che ha lasciato nella sua famiglia e nei suoi cari il tenente Marco Pittoni, ucciso nel 2008 per mano di rapinatori torresi durante un tentativo di rapina in un ufficio postale nella sua Pagani.

Dall’altro una città che tenta di farsi perdonare le colpe di un passato oscuro e tetro che ancora oggi ritorna nelle strade di quartieri dimenticati, nella burocrazia lenta, nelle strade sporche e in quei ragazzi con il futuro segnato dalla camorra. Quella camorra che ha ucciso nel 1982 Luigi D’Alessio, che è stata l’humus dov’è cresciuto il killer di Pittoni e che ancora oggi, come un cancro, estende i suoi tentacoli nella vita quotidiana di Torre Annunziata.

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