Provare a salvare la piccola chiesa dedicata a San Gennaro, chiusa da mezzo secolo, dall’incuria e dai crolli che l’hanno resa inutilizzabile. È l’ultima missione del militare e storico Vincenzo Marasco, presidente dell’associazione Nicolò d’Alagno, che da anni lavora per recuperare la memoria storica della città. Dopo aver ricostruito il passato del luogo religioso di corso Garibaldi, negli ultimi giorni Marasco ha promosso l’iniziativa di salvare il sito sui «I luoghi del cuore» del Fai, il Fondo Ambiente Italia. Ha postato alcune foto dello stato di abbandono in cui versa attualmente la chiesa e riportato la descrizione dello storico monumento datato agli inizi del 1600, chiedendo di votarla affinché la fondazione voluta da Elena Croce si occupi di recuperarla e darle nuovo lustro.

«L’edificio di culto fu costruito dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631 dal ricco commerciante Andrea Pagano, in voto per il pericolo che aveva scampato». Racconta lo storico oplontino. «Le origini dell’uomo, napoletano, danno un senso al santo a cui è dedicata la chiesa, San Gennaro. Del resto, Torre Annunziata è pur sempre la città dell’Immacolata e della Madonna della Neve – continua Vincenzo Marasco – Il sito religioso, nei primi anni dopo l’edificazione, fu utilizzato come luogo di culto riservato della famiglia Pagano. Solo alla morte del commerciante e dei suoi figli, la vedova Camilla Chiarella decise di donare i suoi beni compresa la chiesa di San Gennaro ai monaci francescani».

Le conquiste napoleoniche non risparmiarono la città che, anzi, nel periodo del regno di Gioacchino Murat a Napoli cambiò anche nome in Gioacchinopoli. La chiesa, invece, come tanti altri edifici religiosi, fu incamerata dalla corona e destinata ad un uso diverso. Solo nel 1860, grazie alla curia napoletana, venne riaperta al culto. Ma il periodo felice, stando alla ricostruzione dello storico Marasco, è durato appena qualche decennio. «Sono riuscito a recuperare un articolo di fine 800 in cui si riporta la notizia di un tragico evento avvenuto proprio in quella chiesetta alle spalle dello spolettificio borbonico – continua il racconto – Nel 1893, durante un rito religioso, da un cero acceso si sviluppò un incendio che causò la morte di 14 persone, di cui 5 bambini».

Tra modifiche e lavori la chiesa è rimasta aperta come luogo di culto fino agli anni ’60 del 1900, quando poi è stata chiusa ed abbandonata. Da allora, dopo essere passata di proprietà al demanio, l’incuria ha avuto la meglio, rendendola impraticabile. Fino ad oggi la storia e la sorte della piccola chiesa di San Gennaro sono passate sotto silenzio. Da qui l’idea di Vincenzo Marasco: «Nessuno ha avuto più cura della struttura religiosa che rappresenta un’importante testimonianza storica di secoli fa ma, allo stesso tempo, esige interventi urgenti di riqualificazione per rispristinare lo stato dei luoghi. Una volta restaurata potrebbe essere un’eccezionale luogo di incontro a disposizione della comunità locale, per tutti i momenti culturali ed artistici. Per questo – afferma lo storico Marasco – ho pubblicato la petizione sul sito di Fondo Ambiente, così, se avrà successo, sarà la fondazione a provvedere al recupero».

Un successo costante quello dell’iniziativa «I luoghi del cuore», voluto dal Fai, che dopo la prima edizione del 2003, con 24 mila voti, ha superato negli ultimi anni il milione e mezzo di click, tra quelli di esperti e di semplici appassionati di arte, storia, monumenti e paesaggi italiani.

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